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OcchiAzzurri

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Ruby ter, i pm al processo di Milano: vive nel lusso “I soldi le arrivano in contanti da Berlusconi”

Secondo l’accusa, riceve tranche anche di 14-15 mila euro. Con cui fa spese folli: un party da 7 mila euro per la figlia, una vacanza alle Maldive col nuovo compagno, scarpe e borse.

Soldi in contanti non solo alle varie showgirl prima ospiti delle serate ad Arcore e poi testimoni nei processi, ma anche per Ruby. E per lei in tranche da 14-15 mila euro che le sarebbero state consegnate anche negli ultimi mesi, tra Milano e Genova, da `factotum´ e per conto di Silvio Berlusconi. Somme di denaro «ingenti» che la marocchina avrebbe speso senza remore, passando dai settemila euro pagati per il party di compleanno per sua figlia, lo scorso dicembre, ai 69 mila euro per la vacanza di nove giorni per due persone alle Maldive fino alle borse di marca da quattromila euro regalate alle amiche per Natale.

Sono i nuovi particolari che emergono dall’inchiesta `Ruby ter´ che vede al centro i reati di corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza e indagate più di quaranta persone, tra cui lo stesso ex premier. Indagine che ha portato ieri ad una raffica di perquisizioni nei confronti dell’ex avvocato di Ruby, Luca Giuliante, e di 21 `olgettine´. Per negare, infatti, che ad Arcore «si svolgesse attività sessuale» le giovani, molte delle quali «non svolgono alcuna attività lavorativa», avrebbero accettato «come prezzo» della falsa testimonianza soldi e «ulteriori beni», come auto e ville di lusso. In questi mesi di accertamenti, condotti dalla sezione di polizia giudiziaria e coordinati dal procuratore aggiunto Pietro Forno e dai pm Luca Gaglio e Tiziana Siciliano, è venuto alla luce che le testimoni, Ruby compresa, hanno «in realtà ricevuto - come si legge nei decreti - dall’imputato somme molto più ingenti di quelle» di cui si sapeva finora. E fino a poche settimane fa.

Si era già parlato, ad esempio, dei famosi bonifici da 2500 euro al mese per le ragazze «a cavallo dei processi» sul caso Ruby, «una sorta di stipendio». Ad un certo punto, però, l’ex premier avrebbe smesso di versare quel vitalizio e quasi «all’inizio» del `Ruby ter´, ossia tra dicembre 2013 e gennaio 2014, avrebbe «disposto a favore dei falsi testimoni una non modica liquidazione». Una liquidazione, da quanto si è saputo, da 25 mila euro ciascuna. Trascorsi un paio di mesi le ragazze, tuttavia, avrebbero cominciato a chiedere ancora soldi e Berlusconi avrebbe ordinato a Giuseppe Spinelli (sentito ieri per circa 7 ore), suo tesoriere di fiducia, di provvedere alle necessità delle giovani con versamenti cash. Per un totale di centinaia di migliaia di euro.

In una cassetta di sicurezza di Francesca Cipriani, ad esempio, sono stati sequestrati 45 mila euro in banconote da 500. Gli investigatori, poi, hanno eseguito anche perquisizioni presso terzi, cioè nei confronti di soggetti non indagati. Si sono recati negli uffici dello studio di architettura Redaelli che ha progettato la villa da un milione di euro che Berlusconi avrebbe messo a disposizione di Barbara Guerra (in un’altra simile vive Alessandra Sorcinelli). Intanto, le indagini si stanno concentrando sull’ammontare dei soldi ricevuti, anche fino a qualche settimana fa, da Ruby (all’epoca, secondo le indagini, avrebbe chiesto 4,5 milioni di euro a Berlusconi) e sui presunti intermediari. Lei, infatti, non si presentava negli uffici di Spinelli come le altre ragazze, ma avrebbe avuto un «canale privilegiato».

Verifiche anche sui suoi rapporti con l’avvocato Giuliante che potrebbe aver gestito le sue richieste di denaro, anche consigliandole a volte di non esagerare, come quando chiese un abito su misura del noto sarto Gianni Campagna. Nel frattempo, una delle ragazze perquisite, Giovanna Rigato, dice di essere «tranquilla», perché non ha «mai commesso nulla di scorretto», e racconta che ripartirà «per Miami Beach» dove lavora «come showgirl».

Fonte: www.lastampa.it, 18 febbraio 2015





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Ruby ter, sequestrati pc e cellulari a 20 "olgettine". Pm: "Berlusconi continua a pagare le ragazze"

Berlusconi starebbe continuando a retribuire le ragazze presenti alle serate di Arcore e che hanno testimoniato nei processi su Ruby. Emerge dalle indagini di Milano che hanno portato alle perquisizioni. In particolare, gli investigatori hanno scoperto acquisizioni di immobili sospette da parte di alcune ragazze, con alto tenore di vita rispetto ai redditi da loro dichiarati. Berlusconi nel 2013 aveva sospeso i versamenti mensili da 2.500 euro alle "olgettine" ma, secondo la Procura di Milano, i pagamenti alle ragazze che avrebbero testimoniato il falso nei processi sono proseguiti sotto altre forme.

I pagamenti dell'ex Cav - Sarebbero stati individuati, infatti, tramite analisi sulle movimentazioni bancarie altri versamenti sui conti correnti delle giovani (soldi che non compaiono, però, nelle loro dichiarazioni dei redditi) e anche alcune acquisizioni sospette di immobili. Tra l'altro, un nuovo capo di imputazione per corruzione in atti giudiziari (emerso con una proroga delle indagini a dicembre) riguarderebbe proprio l'offerta da parte di Berlusconi di due case per Barbara Guerra e Iris Berardi. Le due giovani prima si erano costituite parti civili nel processo a carico di Fede, Mora e Minetti e poi avevano revocato la loro costituzione. Indagato in questa nuova imputazione anche Francesco Magnano, noto come il 'geometra di Arcore'.

L'inchiesta deve essere chiusa entro marzo - L'inchiesta "Ruby ter" è stata aperta nel 2014 dopo il deposito delle motivazioni delle sentenze di primo grado sul caso "Ruby" a carico di Silvio Berlusconi e su quello "Ruby 2" a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. Nell'indagine con al centro i reati di corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza, sono indagate più di una quarantina di persone tra cui lo stesso ex premier, i suoi storici legali, Niccolò Ghedini e Piero Longo, la stessa giovane marocchina e molte delle ragazze che hanno preso parte ai presunti festini a luci rosse. L'indagine deve essere chiusa (a meno di una ulteriore proroga) entro i primi giorni di marzo. Investigatori e inquirenti, dopo aver analizzato le carte e i file sui pc trovati nel corso delle perquisizioni di oggi, chiuderanno l'inchiesta in tempi brevi, probabilmente archiviando qualche posizione. Per gli altri, invece, dopo la chiusura delle indagini si profila la richiesta di rinvio a giudizio.

Quarantacinque le persone indagate - Come è emerso dalle motivazioni delle sentenze di primo grado sui casi "Ruby" e "Ruby 2" le ragazze sarebbero state ricompensate dall'ex premier per mentire nel corso delle loro testimonianze in aula. In particolare, le giovani avrebbero ricevuto una sorta di stipendio da 2.500 euro al mese dal leader di FI. L'inchiesta su questo presunto "inquinamento probatorio" è scattata il 23 gennaio 2014 e vede indagati in totale 45 persone. Berlusconi, in particolare, è "gravemente" indiziato del reato di "corruzione in atti giudiziari" per aver pagato il silenzio non solo delle ragazze chiamate a testimoniare sulle serate ad Arcore, ma anche e soprattutto di Ruby alla quale - questa è l'ipotesi - avrebbe promesso "un ingente compenso se avesse taciuto o 'fatto la pazza'".

Dalla Guerra e alle gemelle De Vivo - Tra la ventina di ragazze indagate per corruzione in atti giudiziari (i 'bersagli' delle perquisizioni) ci sono anche Lisney Barizonte, Iris Berardi, Roberta Bonasia, Francesca Cipriani, la stessa Ruby, Aris Espinosa, Barbara Faggioli, Esther Garcia Polanco, Miriam Loddo, Raissa Skorkina, Alessandra Sorcinelli, Elisa Toti e Iaona Visan. Al centro dell'indagine anche l'"anomalo" e "irrituale" interrogatorio di Ruby che, nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2010, per oltre otto ore, nello studio del suo ex avvocato, Luca Giuliante, davanti anche a Lele Mora, a "un emissario di Lui", a una persona che verbalizzava e al suo attuale compagno Luca Risso, raccontò quel che tre mesi prima aveva detto agli inquirenti sulle feste a casa di Berlusconi. Sono stati sequestrati soprattutto Pc e cellulari.






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Silvio e il complotto del terzo processo Ruby – di F. Marino

Dovendo dare una definizione del Ruby-ter si puo’ dire in sostanza che la Procura di Milano, emersa l’inconsistenza delle prove di colpevolezza a carico di Berlusconi, starebbe passando alla fase della sistematica intimidazione o corruzione dei testimoni che avevano difeso Berlusconi. Si ipotizza cioè che Berlusconi abbia corrotto le cosiddette olgettine che riferiscono di un non-coinvolgimento dello stesso leader di Forza Italia. Ma c’è un buco logico: quando una persona decide di commettere un illecito, tanto più se a farlo è un uomo che sa benissimo di essere controllato e intercettato, non si fa pagare o paga tramite bonifico, perché il suo primo obiettivo è di occultare sia la causale del pagamento sia il pagamento stesso ed ovviamente il destinatario.

I mezzi per far arrivare denaro in contanti alle signorine c’erano, non vi era necessità di bonifici tracciati. E soprattutto, il quantitativo di danaro non è tale da richiedere l’utilizzo di fondi neri. E’ assai più probabile, invece, che Berlusconi abbia pagato le olgettine perché consapevole del fatto che erano state pagate da qualcun altro per infamarlo. Così voleva contrastare l’azione, corrompendole a sua volta. E a chi liquida queste ipotesi come semplice complottismo, è sufficiente ricordare che non è la prima volta che la CIA (o in generale i servizi segreti) arruolano note prostitute per fingere una qualsivoglia diffamazione. Le vicende che coinvolsero Strauss-Kahn in Francia sono emblematiche: il direttore del FMI era un probabilissimo (e fortissimo) candidato all’Eliseo. Ed era pericoloso perché anche lui voleva gli Eurobond, qualcosa che sarebbe piaciuto assai poco sia alla Merkel (da sempre contraria) sia agli americani, perchè un’Europa stabile e unita, oltre che agli stessi eurobond – che stabilizzerebbero e unirebbero l’UE – non è affatto ciò che volevano e vogliono gli Stati Uniti.

A quel punto il gioco fu bello che pianificato: Strauss-Kahn ha una nota debolezza, le donne. Ed è noto che le gradisca di colore, alte e giunoniche (fu già coinvolto in situazioni di questo tipo). E’ sufficiente quindi coinvolgere una donna piuttosto attraente e fargliela trovare sul letto. La donna in questione è la cameriera dell’hotel dove si trovava Strauss-Kahn ai tempi dello scandalo francese che lo riguardò, ed in quanto tale non rimarrà certo indifferente al pagamento di una grossa somma di denaro, specie se ha un passato di cui preoccuparsi ed è dunque ricattabile. Viene consumato l’atto sessuale (consenziente) e poi ecco puntuale l’accusa di stupro. Che poi si rivelerà infondata, appunto, in quanto si scoprirà che la tizia già in passato fu coinvolta in false accuse. Sapendo chi poteva avere interesse a far fuori Strauss-Kahn, essendo una chiara messinscena il tutto, è facile dire come alle spalle vi sia un complotto bello e buono.

Berlusconi ha una sfilza di nemici talmente ampia che i mandanti potrebbero essere tanti anche loro: gli USA (che non gli perdonano l’amicizia personale e strategica con Putin). Angela Merkel (che ha in Berlusconi un insidiosissimo rivale, oltretutto interno al Partito Popolare Europeo). Carlo De Benedetti (per le note vicende giuridico-televisive). Il patron di Sky. Ruperth Murdoch (che è notoriamente interessato a papparsi Mediaset). E potrei continuare. Chiunque di questi personaggi ha la potenza economica e quindi i mezzi per organizzare, volendo, un complotto. E Berlusconi non ha mai, per sua formazione personale, concepito l’idea di creare sistemi di protezione, anche avvalendosi di metodi poco ortodossi. E’ lontano dalla sua cultura aziendale, dove tutti fanno a gara per piacere al capo. Berlusconi, se avesse studiato la storia di Roma, saprebbe benissimo che quelli che mantennero vivi e forti i governanti nella palude romana furono i pretoriani. In sostanza, questo di Ruby è un processo sporco. Ed ancora più sporchi appaiono gli accusatori.






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OcchiAzzurri

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Inserito il - 25/02/2015 : 14:59:50  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di OcchiAzzurri  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di OcchiAzzurri  Clicca sul telefono per chiamare con Skype  OcchiAzzurri Invia a OcchiAzzurri un Messaggio Privato Aggiungi OcchiAzzurri alla lista amici
Ruby-ter, parte la guerra delle Olgettine. L'ultima preoccupazione di Silvio Berlusconi.

Da una parte le ragazze più fortunate, sistemate in ville principesche o in moderni loft con vista Duomo, foraggiate con stipendi da svariate migliaia di euro al mese, rigorosamente cash. Dall’altra, le fanciulle considerate più “alla buona” che si accontentano - si fa per dire - di appartamenti di medio livello, in quartieri normali, intente a barcamenarsi fra saltuari lavoretti in discoteca, qualche comparsata in tv e (generosi) versamenti solo una volta ogni tanto. Nel mezzo, una selva fatta di competizioni, invidie, rancori, piccole vendette.

Guerre interne che sembravano ormai morte e sepolte e che invece si sono risvegliate più forti di prima. E che per i magistrati rappresentano l’unico tallone d’Achille in grado di scavare una breccia nel dorato e finora invalicabile muro a difesa di quel “sistema prostitutivo di Arcore” che, secondo la Procura di Milano, è stato costruito a uso e consumo dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Due elenchi. Due liste di nomi. Due categorie di olgettine: le “vip” e le “low profile”, per dirla con le parole semi ironiche di un investigatore. E, infine, un testimone di strategica importanza. E’ così, suddividendole per tenore di vita e per “stipendi”, che gli inquirenti milanesi stanno lavorando all’inchiesta Ruby-ter, coordinata dai pubblici ministeri Luca Gaglio e Tiziana Siciliano, che vede indagate 45 persone fra cui venti ragazze “fedelissime” di Berlusconi accusate di corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza, alle quali nei giorni scorsi sono stati sequestrati soldi in contanti e telefoni cellulari.

Una suddivisione che ha un suo scopo ben preciso, oltre a quello di fare ordine nel pittoresco mondo delle “cene eleganti” di Arcore, che in questi ultimi giorni sta tornando alla ribalta con protagonisti che sembravano relegati a un’era ormai tramontata. Il giovane pubblico ministero titolare dell’indagine e la sua collega, cui è toccata questa costola d’indagine nata dal filone principale del processo Ruby, lo sanno bene: oltre che inquirenti bisogna essere anche profondi conoscitori della natura umana, debolezze comprese, ed è sulle ragazze e sulle differenze di trattamento a loro riservate che bisogna lavorare.

Per provocare effetti a catena utili all’indagine, come la lettera che Marysthell Polanco, una delle “papi girl” più assidua alle feste di Arcore, ha scritto di suo pugno nelle scorse settimane a colei che per prima si è occupata del Rubygate, il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, per chiederle di essere ascoltata. Ecco allora che l’attenzione degli investigatori della polizia giudiziaria, alla vigilia della chiusura delle indagini preliminari, si sta concentrando in particolare su alcune ragazze. Le “vip”, appunto.

Il mistero Iris
C’è per esempio un’attraente fanciulla che, durante le “cene eleganti” di Arcore, non aveva ancora compiuto 18 anni e che oggi abita in una splendida dimora nel centro di Forlì. Fra tutte le ragazze del “Bunga Bunga”, lei fin dall’inizio ha catturato in particolare modo l’attenzione degli inquirenti. Per capire il perché bisogna fare qualche passo indietro nel tempo.

Lei si chiama Iris Berardi, è nata il 29 dicembre del 1991 a Guaratinga (Brasile) e si è trasferita da bambina prima a Forlì, con la famiglia, e poi da sola a Milano. E’ suo lo smartphone dal quale, la notte del 6 marzo 2013, da un appartamento al sesto piano di via Olgettina, Iris fa partire alcuni messaggi sibillini sul suo account Twitter, come rivelato anche da l’Espresso: “Sono io, la piccola Iris. Vi ricordate di me? La bomba sta per scoppiare. Finalmente parlerò con i pm. Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare…”. Quei messaggi non passano inosservati neppure in Procura.

In quel momento il processo Ruby è in pieno svolgimento, la giovanissima Berardi ha già reso la sua testimonianza qualche mese prima (perfettamente conforme a quella delle altre ragazze) e per i magistrati non ci sarebbero motivi per risentirla. Poco tempo prima, Iris si era costituita parte civile nel procedimento Ruby-bis. Collocandosi nel processo, a tutti gli effetti, come una vittima cui sarebbe spettato un doveroso risarcimento. Interessante, Iris, lo è per un motivo: i pubblici ministeri sono convinti che durante i suoi primi ingressi a villa San Martino la bella forlivese fosse ancora minorenne. Superfluo aggiungere che le intenzioni bellicose di Iris nel tempo sono svanite come una bolla di sapone: malgrado le “minacce”, non ha mai voluto farsi avanti con la Procura e a poche settimane dalla sentenza di primo grado ha rinunciato a costituirsi parte civile.

Oggi risulta residente in una incantevole dimora nel centro di Forlì, arredata in stile archistar. Quando i poliziotti giorni fa si sono presentati per la perquisizione, lei non era in casa ma si trovava a Milano. In un’altra abitazione dove conserverebbe domicilio. Davanti alla tv accesa, raccontano gli inquirenti, c’era solo il suo rottweiler. I poliziotti si sono fatti aprire la porta da un vicino di casa. Hanno trovato e sequestrato decine di scontrini di acquisti effettuati nel quadrilatero della moda di Milano che proverebbero un tenore di vita non compatibile con il suo reddito. Ma è sulla magione forlivese, nuova di zecca, e sul domicilio di Milano che si concentra il lavoro degli inquirenti. Si tratta di una generosa ricompensa di Silvio per aver fatto marcia indietro su presunte rivelazioni? E’ quello che sospettano i pm. Ma vale la presunzione di innocenza e saranno le indagini a stabilirlo.

Roberta e le altre
“Il presidente è pazzo di quella lì. E posso capirlo: è bellissima, intelligente, ha studiato. E’ di un’altra categoria”. E’ così che Nicole Minetti, la regina del Bunga Bunga, definiva in un’intercettazione telefonica la piemontese Roberta Bonasia, per un certo periodo - secondo le ragazze - la prediletta di Berlusconi. Bellezza naturale e sorriso spontaneo, abbigliamento sobrio, mai un’apparizione pubblica in televisione. Roberta riassume perfettamente il prototipo di olgettina “vip”. E sembra che la sua discrezione sia stata premiata.

La ex infermiera originaria di Nichelino risulta residente in un moderno appartamento nella Torre Velasca, ex immobile della galassia Ligresti situato nel pieno centro storico di Milano, dove uno dei loft più a buon mercato arriva a costare 700 mila euro. Roberta è in buona compagnia: nella stessa torre - oltre a studi legali internazionali e a inquilini altrettanto “vip” - risultano vivere anche Barbara Faggioli, Ioana Visan ed Elisa Toti, le studentesse delle quali Berlusconi si preoccupava perché concludessero la loro carriera universitaria. “Davo le buste di soldi per aiutarle negli studi”, si giustificava l’ex premier.

Niente esami universitari ma un’esistenza principesca in giro per il mondo, invece, per le inseparabili Barbara Guerra e Alessandra Sorcinelli. La Guerra, in particolare, è residente in una immensa villa dalle mille e una notte (e dal valore di un milione di euro) a Bernareggio in Brianza. Anche lì gli inquirenti sono al lavoro.

Olgettine “low profile”
Facile intuire, dunque, come la vita a cinque stelle delle “papi girl” categoria vip possa far andare su tutte le furie le colleghe meno fortunate, pronte ad accendersi con la facilità di una miccia. Perché se c’è chi dal trasloco forzato di via Olgettina ci ha guadagnato - e parecchio - c’è anche chi si è dovuta accontentare di abitazioni più modeste e rinuncia a viaggi favolosi in hotel di lusso. Come Francesca Cipriani, che è rimasta a vivere in zona Loreto, una volta quartier generale dell’agenzia di Lele Mora, e che giura di non aver più preso soldi da Berlusconi, anche se nella sua casa gli agenti hanno trovato 45 mila euro in contanti.

E come Miriam Loddo, che ha un ruolo centrale nell’inchiesta Ruby perché sostiene di essere stata presente in Questura l’ormai celebre notte del fermo di Ruby, anche lei ancora residente in un normalissimo appartamento in viale Monza, ufficialmente disoccupata e finita nel dimenticatoio collettivo. O come l’ex partecipante al Grande Fratello Giovanna Rigato, anche lei indagata, che però malgrado tutto ha ottenuto una piccola rivincita: un anno fa si era vista annullare il suo contratto con Mediaset ma ora - proprio da poche settimane come risulta all’ Espresso - il Biscione le avrebbe rinnovato l’ingaggio con uno stipendio aumentato a 65 mila euro all’anno.

Pericolo Risso
Non sono solo le variegate olgettine, però, a interessare i magistrati milanesi. Nella rosa degli indagati figura un altro personaggio cruciale, che potrebbe turbare i sonni di Berlusconi: si tratta del genovese Luca Risso, ormai ex compagno di Karima El Mahroug in arte Ruby e papà della sua bambina. Risso oggi trascorre la maggior parte del suo tempo in Messico a Playa del Carmen, dove ha aperto un pastificio e avrebbe acquistato alcune palazzine con appartamenti da affittare. Con quali soldi? E’ quello che vorrebbero capire i pm.

Nelle ultime settimane Risso è apparso molto nervoso, chi lo conosce bene parla di un uomo “che ha perso la pazienza”. Una conferma arriva dal suo profilo Facebook, dove - come riporta Il Fatto Quotidiano - si è lasciato andare a minacce neanche troppo velate : “Silvio Berlusconi è un bugiardo, posso anche dirglielo in faccia, ti posso promettere che starà zitto, non gli passerà neanche per la testa l’idea di denunciarmi. Anche quelli che gli girano intorno sono dei falsi bugiardi, finché gli servi ti usano, poi ti buttano. Ma devono stare attenti perché non tutti poi stanno zitti”.

E ancora: “Sono stato ricattato, minacciato, mi hanno promesso cose che uomini di merda non hanno mantenuto…se dovessi aprire il libro cambierei la storia di molte persone…”. Cosa intende dire, Risso? Di sicuro, il suo è un ruolo fondamentale nell’ inchiesta. Anche perché l’imprenditore genovese è stato il testimone di un misterioso interrogatorio avvenuto la notte fra il 6 e il 7 ottobre 2010, pochi giorni prima che il caso Ruby diventasse di dominio pubblico, nello studio dell’ avvocato Luca Giuliante (anche lui indagato) dove una verbalizzante e “un emissario di Lui” mai identificato mettevano nero su bianco le parole della minorenne marocchina per capire cosa avesse rivelato al pm Pietro Forno, che per primo l’aveva ascoltata. Quella notte rappresenta un passaggio fondamentale dell’intera inchiesta. Lo sa Luca Risso, lo sanno i magistrati milanesi. Che c’ è da giurare potrebbero decidere di ascoltarlo nuovamente molto prima del previsto.





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